FORMAZIONE PROFESSIONALE

In linea generale si descrive la FP come un processo attraverso il quale una persona può consolidare, aggiornare o migliorare le proprie capacità attraverso l’acquisizione di → conoscenze, → abilità e → competenze per un esercizio più produttivo e responsabile di un’attività professionale.

1. Principali significati di FP. La dizione FP ha assunto nel tempo – e conserva ancora oggi – vari significati, riconducibili, in sintesi, soprattutto a due. In alcuni casi l’espressione allude all’intervento formativo rivolto a giovani o adulti, occupati e non, per avviarli velocemente al → lavoro, attraverso un breve addestramento. In altri casi, invece, per FP si intende l’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze finalizzate all’esercizio di una professione, indipendentemente dall’età dei → destinatari. Molta letteratura distingue anche tra prima, seconda, terza → formazione, intendendo con tali denominazioni tutti quegli interventi rivolti normalmente o a giovani che per la prima volta affrontano il problema di una preparazione sistematica al mondo del → lavoro, o a persone che sono già in possesso di titoli o competenze professionali e, attraverso ulteriori percorsi formativi, intendono perfezionarsi sia dal punto di vista professionale che culturale, in una prospettiva di formazione permanente (→ educazione permanente; → FP continua). La diversità delle accentuazioni è presente anche nei testi principali della legislazione italiana: una parte di essa tende a sottolineare il significato di flessibilità, brevità, molteplicità di interventi adeguati alle diverse realtà produttive locali nonché di promozione e aggiornamento professionale dei vari soggetti del mondo del lavoro (cfr., per es., art. 17 della L. 196/97); altra legislazione è più vicina all’idea di formazione globale della persona (L. quadro 845/78, L. 144/99). La recente riforma costituzionale (L. costituzionale 3/01) e la successiva riforma del sistema educativo nazionale (L. 53/03), superando la tradizionale distinzione tra “scuola” e “istruzione artigiana e professionale” propria della vecchia Costituzione, introducono la distinzione tra l’istruzione che corrisponde all’istruzione inferiore obbligatoria e alla componente non professionalizzante dell’istruzione superiore contraddistinta da una visione culturale generale, e l’istruzione e la FP dotata di pari dignità ma caratterizzata da una visione professionalizzante che facilita l’ingresso nel mondo del lavoro (→ istruzione e FP; → riforma educativa). Il Decreto legislativo del 17 ottobre 2005 ha dato attuazione alla “Riforma Moratti” nel secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione Dal testo emerge una sostanziale unitarietà dei percorsi nel senso che sia i percorsi liceali sia quelli dell’istruzione e della FP sono finalizzati all’→ educazione della persona, rispetto alla quale si impegnano in direzione di uno sviluppo integrale. Tale unitarietà rende il diritto-dovere una realtà più aperta ed avanzata che il vecchio → “obbligo” non consentiva a causa della sua unilateralità. Si nota infatti l’aumento di corresponsabilità dei soggetti, dallo studente alla → famiglia fino ai soggetti sociali, ed inoltre l’elevamento delle opportunità formative che, almeno sulla carta, disegnano un panorama di scelte molto più interessante di quello attualmente vigente, tali da corrispondere meglio, potenzialmente, alle esigenze di una realtà complessa quale quella in cui oggi viviamo. Ma la struttura dei percorsi che si prevedono propone un principio di diversificazione che non si limita a quelli liceali e a quelli di istruzione e FP, ma investe anche gli stessi licei che paiono distinti in due categorie: i licei “generalisti” ed i licei “con indirizzo”. Questi ultimi risultano un po’ come un ibrido tra i licei generalisti ed i percorsi di istruzione e FP, pur appartenendo di fatto ai licei. A sua volta il nuovo Governo di centro-sinistra ha deciso di confermare la “Riforma Moratti” come quadro generale di riferimento, anche se è sua intenzione di apportare il massimo di innovazioni consentite dal fatto di procedere mediante decreti attuativi di una legge delega. In particolare per il secondo ciclo, il Ministro ha affermato di avere bisogno di più tempo per realizzare il disegno delineato dalla L. 53/03 e che in ogni caso lui vuole rivedere. Pertanto, è stata bloccata la → sperimentazione del nuovo secondo ciclo; inoltre il Parlamento ha approvato una proroga di 18 mesi per i decreti legislativi non scaduti della “Riforma Moratti”. In aggiunta, dall’elevazione di due anni dell’obbligo di istruzione (L. 296/06, co. 626) e dalle disposizioni urgenti in materia di istruzione tecnico-professionale (DL n. 7 del 31 gennaio 2007) si sta delineando un quadro normativo preoccupante per la FP che appare sempre più di serie C, che risulta maggiormente emarginata perché il suo campo tende ad essere invaso dall’istruzione tecnica e professionale e che, inoltre, deve confrontarsi con una spinta ulteriore alla scolasticizzazione del sistema.

2. FP e mondo del lavoro. Ad influire sulla varietà dei significati della FP c’è soprattutto il legame di essa con la visione globale della → società nel suo insieme ed in particolare con quella del mondo del lavoro nella sua evoluzione storica. Un approccio piuttosto sistematico si affermò, tuttavia, solo nel XX sec., particolarmente nel mondo tedesco, dove si prese a criticare una FP troppo legata alla sola acquisizione di capacità manuali e venne suggerito di collegare competenza operativa ad una buona sensibilità civica, dando vita ad una sorta di “scuola del lavoro”, una scuola che avrebbe dovuto comprendere contemporaneamente una formazione di base per preparare all’inserimento immediato nel mondo produttivo e una formazione più generale maggiormente aperta a valori e ad interessi più ampi, anche in vista di un completamento della formazione in momenti successivi. Lungo il sec. scorso ha preso sempre più spazio l’attenzione al ruolo (→ ruolo professionale) e alla persona e sempre meno al mestiere e al posto di lavoro (→ FP: sviluppo storico; → mansione).

3. Elementi di sistema della FP oggi. In linea generale, la normativa ha ormai disciplinato in maniera sufficientemente omogenea alcuni aspetti che concorrono alla definizione del sistema della FP: il soggetto che eroga la FP, l’offerta formativa, i → finanziamenti, la → certificazione, la → qualità, i servizi di supporto. Vediamo ciascuno di tali aspetti. 1) Soggetto erogatore. Se una delle finalità della FP è quella di essere attenta ai cambiamenti del sistema economico e sociale, le attività formative dovranno essere, di conseguenza, mutevoli, come diversi dovranno essere gli organismi che le realizzano: → enti di FP, → associazioni di categoria, consorzi, enti locali, ecc. Il sistema della FP oggi risulta caratterizzato dalla maggioritaria presenza di soggetti che hanno nella formazione la propria attività esclusiva o prevalente (ISFOL, 2002). Questi soggetti, oltre alle attività corsuali, generalmente precedute da azioni di → accoglienza e comprendenti stage aziendali (→ tirocinio), erogano anche prestazioni parallele o di supporto alle attività formative in senso stretto quali la progettazione di percorsi formativi, attività di sportello informativo, servizi di → orientamento, i bilanci di competenze, misure di → accompagnamento al lavoro, ecc. 2) Offerta formativa. L’offerta formativa si caratterizza soprattutto in base ai destinatari che possono essere giovani o adulti in cerca di un’occupazione, portatori di handicap (→ diversabilità e FP), lavoratori in cassa integrazione o iscritti alle liste di → mobilità, lavoratori che necessitano di riqualificazione o di aggiornamento professionale. Tuttavia si è affermata oggi una articolazione ampiamente condivisa denominata → FPI, rivolta soprattutto agli adolescenti; → FP superiore, rivolta soprattutto ai giovani; → FP continua rivolta agli adulti in genere; → formazione a distanza (FAD); formazione connessa all’ → apprendistato. A queste tipologie, si aggiungono interventi formativi per soggetti appartenenti a fasce deboli o a rischio di emarginazione sociale (→ disagio; → esclusione sociale), difficilmente schematizzabili. Di queste tipologie, esistono comunque due approcci principali: il primo è quello degli enti che creano corsi specifici esclusivi per i portatori di handicap, per gli immigrati, per i detenuti e via dicendo; il secondo, invece, è quello degli enti che preferiscono inserire questi soggetti nei corsi strutturati per soddisfare le esigenze formative di un’utenza più ampia. In entrambi i casi, però, vengono predisposti percorsi formativi personalizzati (→ personalizzazione) o individualizzati, che richiedono non solo l’apporto del → formatore, ma anche quello di un team di specialisti (psicologo, pedagogista, assistente sociale, altri specialisti). Il panorama della FP offre, oltre ai corsi interamente finanziati da risorse pubbliche e quindi gratuiti per l’utenza, anche percorsi formativi a pagamento gesti da enti, società, consorzi, università; si tratta in genere di corsi ad alta specializzazione. 3) → Finanziamenti. La maggior parte delle attività formative sopra descritte sono finanziate dal FSE (oltre 15 miliardi di euro per il periodo 2000-2006) che sostiene la formazione in genere, la formazione dei formatori, la riqualificazione e l’orientamento, l’apprendistato, la riconversione, la FAD, la formazione continua, le lauree brevi. Altri finanziamenti sono reperibili tra le risorse nazionali. 4) La certificazione nel sistema della FP. Una norma recente (DM 31.05.01) aggiorna la certificazione del sistema della FP, prevedendo tre diverse tipologie di certificazione: a) la certificazione del percorso formativo completo, che porta alla → qualifica; b) la certificazione di percorso formativo parziale, o non completato, o non finalizzato alla qualificazione; c) la → certificazione di competenze acquisite in contesto non formale o informale, valutabili per l’accesso a percorsi o titoli formali e il → libretto formativo del cittadino, strumento di raccolta e documentazione delle certificazioni acquisite dalla persona. Tutta la materia, in sperimentazione nelle Regioni, tuttavia, è oggetto di riconsiderazione a seguito della L. 53/03 che indica titoli e → qualifiche professionali di differente livello, valevoli su tutto il territorio nazionale se rispondenti ai → livelli essenziali di prestazione definiti su base nazionale a norma dell’art. 117 della Costituzione. 5) Qualità nella formazione professionale. Mentre nel caso della formazione scolastica o universitaria è il sistema stesso a garantire e a sovrintendere sulla qualità dei contenuti formativi e sulle capacità dei docenti, nel caso della FP concorrono soprattutto due adempimenti per una uguale garanzia: l’→ accreditamento delle sedi formative e orientative e la certificazione di → qualità che hanno lo scopo da una parte di assicurare agli utenti la qualità del servizio formativo e dall’altra garantire le Pubbliche Amministrazioni sull’affidabilità degli enti gestori e dei soggetti attuatori. Accanto a questi requisiti, che sono disciplinati da norme specifiche, la letteratura del settore ne aggiunge altri che devono essere in possesso del soggetto che eroga la formazione: l’esperienza dell’ente nel settore, la rispondenza alla figura professionale, la qualità didattica, l’→ efficacia, la capacità cioè del corso stesso di favorire l’occupazione e la soddisfazione dell’ex-allievo, l’efficienza, la capacità del corso cioè di fornire una formazione valida a costi il più possibile contenuti, la continuità, la possibilità cioè di seguire in un secondo momento corsi di specializzazione e/o di aggiornamento e dei workshop. 6) I servizi di supporto. Le attività formative sono oggi inserite in una rete di servizi, propedeutici, paralleli o successivi all’attività didattica, che permettono di fornire all’utenza una sorta di guida completa in tutti i momenti della qualificazione professionale. In generale sono gli “sportelli informativi”, che solitamente spiegano come reperire le informazioni sulle attività formative; le “sedi orientative”, le quali, più che fornire informazioni, permettono alla persona che vi accede, un servizio di individuazione di un percorso personalizzato specifico; i → “servizi per l’impiego”, che affiancano, accanto alla più classica attività di collocamento della manodopera, una serie di servizi aggiuntivi, tra i quali l’informazione, l’orientamento e il tutorato (→ tutor); il servizio di “incontro tra domanda e offerta di lavoro”, per facilitare l’occupazione da parte degli iscritti alle attività formative, i servizi di outplacement, affiancati spesso da quelli di tutoring, servizi che agiscono sul post corso, sul modo di presentarsi, sulla redazione di un → curriculum, sull’autopromozione.

4. L’integrazione della FP con l’istruzione Uno dei temi ancora molto dibattuti oggi è il rapporto tra la FP di competenza regionale e l’istruzione in senso lato. La questione è stata posta in maniera decisiva già all’epoca della c.d. “Riforma Berlinguer”, che proponeva un superamento della pluridecennale incomunicabilità tra il sistema scolastico e il sistema formativo, concepiti come due canali paralleli e mutuamente esclusivi. Il dibattito che ne è seguito ha portato alla formulazione di due concetti di “integrazione”: l’interpretazione di coloro che intendono “integrazione” come “integrazione di percorsi” (cioè la progettazione di un percorso dove l’istituzione scolastica eroga interventi propri accanto a quelli realizzati dal Centro di FP nei confronti dei medesimi utenti) e quella di coloro che intendono “integrazione” come “integrazione tra sottosistemi” dell’unico sistema educativo (cioè l’integrazione in ambiti quali la programmazione, la certificazione dei → crediti e dei passaggi, anche attraverso iniziative didattiche adeguate, monitorando e valutando il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali). Molta letteratura valuta criticamente la prima interpretazione in quanto ispirata ad un dualismo pedagogico che si riflette per lo più in atteggiamenti di passività, se non di rifiuto, da parte dei destinatari che hanno avuto esperienze negative nella frequenza di percorsi di un dato sistema. La L. 53/03, nel delineare il sistema educativo di istruzione e di formazione, articolato nei sottosistemi di istruzione e in quello dell’istruzione e della FP, prefigura l’integrazione tra sottosistemi.

Bibl.: AMBROSINI M. (Ed.), Un futuro da formare. Verso un nuovo sistema di formazione professionale: tendenze, valutazioni e proposte, Brescia, La Scuola, 2000; DM 31.05.01, Certificazione nel sistema della formazione professionale, in GU del 18.06.01, n. 139; UCCELLO S., Guida ai corsi di formazione, Milano, Il Sole 24 ore, 2002; BRAMANTI A. — D. ODIFREDDI., Istruzione formazione lavoro: una filiera da (ri)costruire, Milano, F. Angeli, 2003; ISFOL (Ed.), Rapporto ISFOL 2003, Brescia, La Scuola, 2004; CONFAP, Collocazione CONFAP nel sistema dell’Istruzione e Formazione professionale, in “Presenza CONFAP”, 1-2(2004), supplemento; MALIZIA G. — D. NICOLI, Lo schema di decreto sul secondo ciclo tra conservazione e riforma. Un primo commento, in “Rassegna CNOS” 21 (2005) 2, 25-50; Audizione del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni. VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione (29 giugno 2006), Roma, 2006; Editoriale, in “Rassegna CNOS” 22 (2006) 3, 3-286.

M. Tonini

in G. Malizia (coord.) – D. Antonietti – M. Tonini, Le parole chiave della formazione professionale. II edizione, Roma, CNOS-FAP, 2007, http://www.cnos-fap.it/sites/default/files/rapporti/parole_chiave_fp_ii.pdf.

 

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